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sabato 21 gennaio 2017
02 EPIC informa: grandezze illuminotecniche
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10 Business Plan parte 2
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lunedì 24 settembre 2012
La bioraffineria di ENI è un biglietto vincente alla lotteria: non buttiamolo via
Intervento di Simone Padoan,
vice presidente APIndustria Venezia.
Se ENI porterà a
termine l'investimento per la “Green Refinery”, il nostro Territorio avrà vinto
un biglietto vincente alla lotteria, il cui valore supera quello di un intero
filare di Palais Lumière.
Che la
bioraffineria sia un investimento possibile per Porto Marghera era, sulla
carta, dimostrato ormai da anni: già nel 2007 ho inserito la proposta per lo
sviluppo di una bioraffineria integrata nel Protocollo di Condivisione delle
linee strategiche per la riqualificazione e lo sviluppo di Porto Marghera,
mentre la Grandi Mulini prospettava un impianto di produzione di bioetanolo.
Il problema
però, è che la produzione di biocarburanti deve tenere di conto di una quantità
di variabili che possono trasformare l'investimento in un incubo, a partire
dalla logistica, che se non è strategicamente piazzata, può incidere
significativamente sul costo del prodotto finito.
Per questo
motivo, nonostante tanti sforzi, identificare un investitore che dovesse farsi
carico di individuare l'area ideale sulla quale imbastire una trattativa di
acquisto, condizionata dall'incognita bonifica, è sempre stato come costruire
un castello di sabbia asciutta.
Considerando che
una delle poche aree adatte è la zona compresa tra la raffineria e la Petroven,
mi ricordo una riunione informale, tenutasi a settembre del 2009, proprio negli
uffici Petroven, durante la quale il massimo sforzo che si poteva immaginare da
parte di ENI sarebbe potuto essere quello di locare un appezzamento di terra,
ma sicuramente non quello di investire del suo, anzi, l'impressione che
permeava era quella che a Porto Marghera, ENI, non avrebbe più investito su
alcunché.
A partire da
quella data, ho sempre temuto di aprire il giornale la mattina e vedere la
notizia della dismissione della Raffineria e, nell'ultimo anno, più di qualche
volta o pensato che i miei timori fossero sul punto di esser dimostrati,
soprattutto quando, a distanza di pochi mesi, era stato annunciato che ENI
avrebbe investito 1,2 miliardi di Euro a Proto Torres per avviare una
bioraffieria, mentre avrebbe chiuso Porto Marghera per sei mesi.
Non a caso, nel
dossier sui biocarburanti, pubblicato, alla fine dello scorso anno, proprio
sulla rivista Equilibri della Fondazione ENI Enrico Mattei, auspicavo che ENI
prendesse in considerazione anche Porto Marghera per investimenti simili.
In linea
teorica, il valore strategico di una bioraffineria per questo Territorio, può
superare le potenzialità espresse dal polo chimico negli anni d'oro: oltre a
quella dei biocarburanti, infatti, è possibile innescare una serie di
produzioni, a partire da bio-lubrificanti, bio-tensioattivi, bio-solventi,
bio-vernici, bio-collanti, bio-inchiostri, bio-resine, bio-polimeri,
bio-plastificanti, bio-plastiche, il
cui risultato può essere quello di alimentare filiere che valorizzano
competenze professionali ed imprenditoriali del Territorio, in ambito chimico
ed impiantistico, che valorizzano una componente scientifica dell'Alto
Adriatico di eccellenza mondiale nel settore delle biomasse e chimica verde
(agrochimica), che attraggono investimenti complementari ed intersettoriali tra
Piccola/Media Impresa e Grande Impresa e attraggono Capitali Esteri e che
raccolgono le sfide del nuovo secolo: sostenibilità economica ed ambientale,
legame tra mercato globale e locale.
Con 100 milioni
di euro, è possibile realizzare una linea produttiva di green diesel, adeguata
a coprire i quantitativi di biocarburante da miscelare ai tradizionali che
vengono distribuiti da questa raffineria, non si tratta, di per sé stesso, di
un investimento che da solo può generare un cambiamento così epocale, ma se lo
aggiungiamo anche ad altri interventi analoghi, prospettati o compiuti anche da
altri soggetti, come quelli, ad esempio dell'Oleificio Medio Piave e di Cereal
Docks, otteniamo un insieme che è molto più che simbolico: è un vero inizio.
Il punto è che
ENI ha consegnato il biglietto vincente a questo Territorio, ma sta a noi ed
alle nostre Amministrazioni andare ad incassarlo: non è solo una questione di
autorizzazioni, serve ora un processo di integrazione infrastrutturale che,
anche se, considerando i progetti dell'Autorità Portuale, ha già enormi
potenzialità per quanto riguarda la logistica, è ancora privo di una piano
strategico che sia in grado di attirare investimenti per la realizzazione di
laboratori di ricerca per nuovi materiali, per il trasferimento delle loro
applicazioni su tecnologie e prodotti destinati al mercato di consumo e, per
questo, in grado di avviare produzioni ad alto valore aggiunto e, quindi, ad avviare nuova
imprenditorialità industriale ed artigianale.
lunedì 16 luglio 2012
Piede pesante e consumi leggeri: una guida
Companies operating fleets of vehicles are well aware of the fact that some drivers consistently get fewer miles per gallon than others. Whether it’s because they feel the need for speed, are heavy handed with the gear change or wait until the last minute to brake, it all boils down to the same thing – they cost the business more. In this eGuide:
1) Ensure drivers understand your company’s policies on vehicle maintenance and driver behaviour
2) Handling their vehicles in a way that delivers up to 15% fuel savings
3) Becoming safer, more considerate drivers and cutting insurance costs
Download it here: http://okt.to/K2LtGf
1) Ensure drivers understand your company’s policies on vehicle maintenance and driver behaviour
2) Handling their vehicles in a way that delivers up to 15% fuel savings
3) Becoming safer, more considerate drivers and cutting insurance costs
Download it here: http://okt.to/K2LtGf
martedì 22 maggio 2012
La certificazione ISO 50001 delle amministrazioni comunali
Premessa
Il mercato è sempre più attento ai temi ambientali, e le
amministrazioni pubbliche allo stesso tempo non possono ignorare l’aumento dei
costi dell’energia, per cui uno standard che stabilisce dei requisiti minimi
per ridurre l’inquinamento e ad anche i consumi (costi) energetici è sempre più
una esigenza condivisa. Così ottimizzare i consumi energetici è diventata la
chiave per superare l’aumento dei costi, ma anche per migliorare la reputazione
di un’amministrazione e dimostrare l’impegno il suo impegno per la
sostenibilità ambientale.
Le politiche orientate al risparmio energetico ed
all’aumento dell’efficienza energetica comunale rientrano nel quadro di
iniziative previste dal P.E.R. (Piano Energetico Regionale), che prevede
all’interno delle linee guida autonomia amministrativa per i Comuni
intenzionati a perseguire politiche di miglioramento per il territorio.
L’evoluzione tecnologica e la sperimentazione di nuove tecniche,
per arrivare alla realizzazione di “reti intelligenti” (smart grid),
rappresentano obiettivi di miglioramento di gestione dell’energia che sono
attuabili anche su scala locale.
Per realizzare azioni integrate, orientate allo sviluppo
sostenibile del territorio, ma soprattutto al risparmio energetico, si propone
all’Amministrazione un primo passo verso la certificazione energetica del
territorio; l’ottenimento della certificazione ISO 50001:2012 richiede
un’azione combinata che vede coinvolto l’ufficio tecnico comunale per le
diverse fasi dell’analisi energetica. La fase conclusiva prevede la redazione
di un documento analitico che analizza tutte le variabili energetiche del
territorio e propone, anche in base alle priorità dell’Amministrazione comunale,
azioni di miglioramento e di sviluppo non solo dell’efficienza ma anche del
contesto sociale a favore dei cittadini.
Al termine dell’iter di certificazione è importante l’azione
di formazione ed informazione per la realizzazione degli obiettivi che non
riguardano solo l’Amministrazione comunale ma anche, attraverso sistemi
incentivanti, che coinvolgono tutti gli attori locali del territorio di
riferimento.
Nel seguito si descrivono brevemente gli step necessari per
portare alla certificazione energetica il territorio comunale, qui
rappresentato dall’Amministrazione.
1)
Diagnosi energetica
La diagnosi
energetica è lo strumento fondamentale per mettere ordine negli interventi
di efficientamento che un organizzazione vuole implementare: la diagnosi deve
partire necessariamente da un'analisi energetica del patrimonio edilizio e
quindi da un censimento di tutti i consumi di energia primaria e delle
eventuali produzioni di energia interne all’amministrazione comunale.
Questa
analisi deve essere condotta su un periodo significativo: almeno 1 anno e
comunque un periodo che comprenda eventuali ciclicità dell’impiego delle
risorse energetiche. Vanno individuati gli usi e consumi energetici dividendoli
per esempio per area di consumo secondo l'organizzazione dell’ente
(climatizzazione, illuminazione pubblica, ecc.) o per tipo di energia utilizzato: vanno presi in considerazione
combustibili fossili (gas naturale, gasolio, carbone, ecc.), fonti energetiche
interne (scarti di produzione termovalorizzati, residui organici usati per la
produzione di biogas, impianti fotovoltaici, eolici, ecc.), vettori energetici
acquistati all'esterno (EE, vapore, aria compressa, ecc.).
Tali usi e
consumi vanno valorizzati su una base comune (p.e. TEP o MJ) per avere una
stima dell'incidenza statistica sul consumo totale dell’organizzazione. Questa
stima serve anche per individuare delle soglie di significatività al di sotto
della quale il consumo può essere monitorato con minore attenzione.
A questo
punto vanno valutate le opportunità di
miglioramento su ciascuna area di consumo, valutando contemporaneamente
idoneità delle procedure utilizzate, idoneità del controllo operativo,
confronto con le best practices.
Dove si rilevi, per uno o più di questi motivi, consumi
superiori alle attese si prospetta un'opportunità di miglioramento che può
riguardare:
-
implementazione di nuove procedure;
-
miglioramento del controllo operativo: p.e. affinamento dei
compiti di controllo dell’ufficio tecnico, aumento delle frequenze di
manutenzione delle apparecchiature;
-
interventi impiantistici: utilizzo di attrezzature a più
alta efficienza, nuovi corpi luminosi, ecc.
Di
ciascuno degli interventi individuati andrà indicato:
-
costo indicativo dell'implementazione;
-
eventuali incentivi disponibili;
-
risparmio conseguibile;
-
ritorno economico (ad esempio pay-back, TIR, VAN).
Per
interventi particolarmente onerosi deve essere redatta una sensitivity analisys
ai principali parametri che possono influenzare l'investimento.
2) Censimento energetico
Contemporaneamente al passo
precedente verrà portato avanti un censimento energetico delle opportunità di
produzione di energia presenti sul territorio. Si valuteranno in particolare:
-
disponibilità di superfici con possibilità di installazione
di impianto fotovoltaici;
-
utilizzo di scarti agriforestali per riscaldamento /
cogenerazione;
-
disponibilità di salti idraulici per produzione di energia
idroelettrica.
Di
ciascuno degli interventi individuati andrà indicato:
-
fattibilità legislativa;
-
costo indicativo dell'implementazione;
-
eventuali incentivi disponibili;
-
risparmio conseguibile;
-
ritorno economico (ad esempio pay-back, TIR, VAN).
3) Certificazione ISO 50001
Con i dati reperiti nei due
passaggi precedenti l’Ente potrà implementare un Sistema di Gestione dell’Energia
conforme alla norma ISO 50001:2012.
I principali vantaggi per
un’amministrazione apportati dalla Certificazione ISO 50001 sono da mettere in
evidenza:
-
la possibilità di valutare l’efficienza del proprio sistema
di gestione dell’energia;
-
la possibilità di porre in essere una serie di sistematiche
azioni per migliorarlo;
-
il miglioramento continuo del sistema di gestione
dell’energia e dei risultati ottenuti;
-
la riduzione dei costi e dei rischi;
-
la possibilità di comunicate a tutti i portatori di interesse
il proprio impegno per la protezione dell’ambiente.
lunedì 27 febbraio 2012
Quando la cogenerazione conviene?
Si prende in considerazione una azienda chimica che ha elevati consumi elettrici (prelevati da rete) e termici (vapore prodotto da gas naturale). L'azienda decide di valutare la convenienza di un investimento in un impianto di cogenerazione a metano.
Le valutazioni preliminari vanno fatte sul consumo elettrico complessivo e sul consumo termico complessivo, verificando che ci sia una sufficiente continuità nel corso dell'anno e anche una buona contemporaneità tra i due utilizzi. Il parametro riassuntivo di questa analisi è il T/E, rapporto tra consumo termico e consumo elettrico. Si assume che il rapporto sia ca. 2 e ca. costante per almeno 7000 h/anno (quindi ciclo continuo). Si assume che il consumo elettrico sia mediamente 1,5 MW.
Si valuta quindi l'inserimento di un gruppo cogenerativo turbogas della potenza di 1,5 MW elettrici, con caldaia a recupero in grado di erogare vapore alla pressione di rete per ca. 3 MW termici.
Ipotizzando che il nuovo gruppo abbia un rendimento elettrico del 30% e un rendimento termico del 60% (contro un rendimento termico delle caldaie esistenti dell'80% e un rendimento di produzione dell'EE di rete del 40%) l'indice di risparmio energetico vale:
IRE=1-1/(30/40+60/80)=33%
Il consumo dell'azienda è:
Consumo gas = 2000 kW / 80% / 35000 (PCI metano kJ/Nmc)=0,07 Nmc/sec
Per un costo complessivo di 107 €/h + 100 €/h di acquisto EE (valorizzata a 0,1 €kWh).
Il consumo orario di metano con coge sarà:
consumo = 1000 kW / 30%(rendimento) / 35000 (PCI metano kJ/NMc) = 0,1 Nm3/sec
Per un costo orario di 137 €/h (metano valorizzato a 0,4 €/Nmc).
Quindi il gruppo permette un risparmio di 207-137 = 70 €/h e di 490.000 €/anno.
Se si stima l'investimento in 2,5 M€ il pay-back (non attualizzato) è di ca. 5 anni. Va tenuto conto che l'intervento potrebbe godere anche dell'incentivazione con titoli di efficienza energetica, che andrebbero a ridurre il pay-back appena calcolato.
Nella valutazione va tenuto conto anche di:
- disponibilità di spazi all'interno dello stabilimento;
- cambiamenti di lay-out logistico e di distribuzione utilities;
- cambiamenti organizzativi (nuovo personale / formazione del personale esistente);
- modifiche nel regime autorizzativo (emissioni);
- modifiche contrattuali per la fornitura del gas;
- tempi di fermo impianto per installazione e collegamento del gruppo coge;
- Per tutte queste voci vanno valutati i costi e le criticità relative.

La convenienza e la fattibilità dell’impianto devono essere attentamente valutate, soprattutto alla luce dei dati che emergono dalle analisi economiche contenute nei business plan. Qui di seguito vi presentiamo i dati relativi a tre impianti di cogenerazione a olio vegetale, sviluppati, realizzati e gestiti da una ditta specializzata.
Nel caso degli impianti a olio vegetale, la ditta si è strutturata in modo tale da coprire l’intera filiera dell’olio vegetale: dalla coltivazione agricola, passando per la spremitura dei semi tracciati, fino alla fornitura dell’olio al cliente.
Gli impianti analizzati negli esempi hanno tutti una potenza elettrica di 990 kW, una produzione di 7.920 MWh/anno e utilizzano olio vegetale tracciato ai sensi del regolamento (CE) n. 73/2009. Possono quindi beneficiare della Tariffa fissa onnicomprensiva di 0,28 €/kWh. I business plan sono sviluppati su un arco temporale di 15 anni (2011-2025), che corrisponde alla durata della Tariffa onnicomprensiva.
Ricordiamo che la Tariffa onnicomprensiva consiste nel riconoscimento, per un periodo di 15 anni, di una tariffa incentivante per ogni kWh di elettricità netta prodotto dall'impianto e immesso nella rete elettrica. Per quanto riguarda le biomasse, la Tariffa onnicomprensiva è pari a 0,28 €/kWh per biogas, biomasse e “oli vegetali puri tracciabili attraverso il sistema integrato di gestione e di controllo previsto dal regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio, del 19 gennaio 2009”. Nel caso invece di utilizzo di “gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biocombustibili liquidi (e quindi eventualmente anche oli vegetali, ma non tracciabili) la Tariffa è pari a 0,18 €/kWh.
I dati economici relativi ai tre impianti differiscono tra loro a seconda del livello di recupero dell’energia termica in cogenerazione (nessun recupero, recupero parziale, recupero totale). Determinanti ai fini di una migliore reddittività economica sono i “costi evitati”, grazie all’autoconsumo del calore prodotto o eventualmente della cessione dello stesso. Calore che può essere utilizzato per produrre acqua calda sanitaria, riscaldare gli ambienti o per applicazioni industriali.
domenica 26 febbraio 2012
Quali interventi per il miglioramento dell'efficienza?

Quali interventi di miglioramento energetico implementare in un'azienda manifatturiera? Come scremare gli interventi ed ottenere i massimi risultati tecnico-economici?
Prima di procedere a individuare gli interventi più interessanti va effettuata una diagnosi energetica che individui le aree e le apparecchiature di maggior consumo su un arco di tempo significativo. I dati più importanti da analizzare sono:
aree / apparecchiature di maggior consumo;
anzianità e stato di conservazione delle apparecchiature
andamento del consumo energetico complessivo e (per quanto riguarda il consumo elettrico) consumo ripartito nelle fasce F1, F2 e F3 ed valore dello sfasamento cos phi
A fronte di questa analisi alcuni interventi da valutare sono:
sostituzione delle apparecchiature vetuste con apparecchiature nuove;
- sostituzione di motori a bassa efficienza con motori a efficienza più elevata
- inserimento di azionamenti ad inverter per utenze molto variabili;
- gestione automatizzata di gruppi di apparecchiature, per esempio compressori aria compressa o centrali frigo.
Anche se non strettamente correlati alla riduzione dei consumi ma molto attinenti al campo energetico sono le seguenti valutazioni:
- inserimento di rifasatori nel caso il cos phi sia basso e causa di penali;
- valutazione della sostituzione di utenze elettriche con utenze termiche (per esempio compressori mossi da turbine a vapore). Tale intervento può anche avere lo scopo di bilanciare il T/E complessivo e rendere più conveniente un impianto di cogenerazione
Di ciascun intervento andrà definito costo d'investimento e d'esercizio, risparmio conseguibile, eventuali incentivazioni, ritorno economico (Pay-back, VAN, TIR).
L'autoproduzione di energia elettrica è da valutare ad esempio nei casi:
- indisponibilità del fornitore a un aumento della potenza elettrica necerssaria oppure frequenti black-out di rete: in questo caso può essere interessante inserire un gruppo elettrogeno, ad esempio a gasolio;
- disponibilità di scarti prodotti dall'attività e di difficile gestione/smaltimento: se il PCI di questi è sufficientemente elevato può essere interessante valutare l'investimento in un impianto di termovalorizzazione;
- disponibilità in loco di fonti alternativi (crinali ventosi per l'eolico, tetti ben esposti per il FV);
- elevati consumi elettrici e termici e contemporaneità di utilizzo di EE e calore: risulta molto interessante l'investimento in un impianto di cogenerazione a gas oppure a biocombustibili.
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